Costruire l’inclusione sociale delle persone con disabilità con percorsi abitativi, lavorativi e formativi: bilancio positivo per il progetto “Vivo al Centro”

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16 Giugno 26

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L’inclusione sociale delle persone con disabilità è il risultato di un lavoro di squadra ed è tanto più concreta quanto più è condivisa con la comunità, inserita nel suo sistema di relazioni sociali e lavorative. Lo dimostra il progetto “Vivo al Centro”, sul quale il Comune di Città di Castello, in qualità di capofila della Zona Sociale 1 dell’Alta Valle del Tevere, ha investito 714.998,15 euro finanziati dall’Unione Europea attraverso il PNRR con la misura M5C2 1.2 - “Percorsi di autonomia per persone con disabilità”. Ristrutturare e riqualificare un immobile di proprietà dell’ente nel centro storico tifernate, in via Cesare Battisti, per realizzare appartamenti destinati a persone con disabilità (con una scelta che vincolerà le unità abitative a questa finalità anche in futuro e con l’idea che gli spazi comuni dello stabile possano essere anche a disposizione della vita di quartiere), è stato il punto di partenza di un’iniziativa che ha permesso a 12 utenti di età differenti di sviluppare per un triennio, dal 2023 al 2026, la propria autonomia personale, abitativa e lavorativa. I programmi individualizzati costruiti dai Servizi Sociali del Comune di Città di Castello e delle altre municipalità della vallata (Citerna, Lisciano Niccone, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino e Umbertide) con un innovativo percorso di coprogettazione che ha coinvolto l’Usl Umbria 1 le cooperative sociali La Rondine e Asad, hanno definito per i beneficiari percorsi incentrati sulla residenzialità indipendente, sull’inserimento nel mondo del lavoro e sulla formazione professionale. Gli appartamenti di via Battisti, ristrutturati con l’installazione di sistemi di domotica sia a garanzia della sicurezza degli utenti che in funzione dell’utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione (computer, webcam, stampanti, LIM e rete in fibra ottica), sono diventati per nove persone la casa dove imparare a vivere insieme in base a un modello di “cohousing” accompagnato da servizi domiciliari di supporto all’autonomia domestica, per il monitoraggio quotidiano e l’assistenza a distanza. Per loro c’è stata la duplice opportunità di sviluppare un’esperienza abitativa indipendente e di farlo nel cuore della città, dove il sistema di relazioni è più ampio e consolidato e si può costruire, dunque, un’inclusione sociale reale. Altri tre utenti hanno usufruito di due ulteriori unità abitative presso la Casa Verde in via Martiri della Libertà, di proprietà di ATER in concessione al Comune di Città di Castello. Ciascuna persona è stata avviata al percorso di autonomia abitativa presso uno dei gruppi appartamento, usufruendo dei servizi domiciliari di supporto all’autonomia domestica e della fornitura di dispositivi tecnologici per l’informazione la comunicazione necessari per lo svolgimento del lavoro da remoto, scelti da esperti sulla base della valutazione dei bisogni individuali. Tutti i 12 utenti hanno partecipato, inoltre, a un percorso di acquisizione di competenze che ha compreso una formazione sulle conoscenze digitali e un tirocinio formativo della durata di sei mesi (per 20 ore a settimana) presso aziende, cooperative e anche scuole, con tutoraggio, accompagnamento e indennità di frequenza. A progetto concluso, i risultati sono stati illustrati nel corso di un workshop finale, che nell’immobile di via Battisti ha riunito attorno ai 12 protagonisti del progetto “Vivo al Centro” l’amministrazione comunale di Città di Castello, con il sindaco Luca Secondi e l’assessore alle Politiche Sociali Benedetta Calagreti insieme al personale dei Servizi Sociali che ha gestito l’intero iter, i rappresentanti delle altre municipalità del comprensorio, dell’Usl Umbria 1 e delle cooperative coinvolte. Il confronto ha permesso di constatare che tutti gli obiettivi della programmazione finanziata dal PNRR sono stati raggiunti e di condividere la soddisfazione per un’esperienza che ha significato un salto di qualità nelle azioni finalizzate all’autonomia e alla deistituzionalizzazione dei soggetti coinvolti. Unanime è stato pertanto l’impegno a dare continuità al lavoro fatto, partendo dalla base solida offerta dall’importante investimento che il Comune di Città di Castello ha finalizzato alla realizzazione di unità abitative per le persone con disabilità. “Abbiamo da subito creduto in questa opportunità offertaci dalla possibilità di utilizzare fondi del PNRR e lo abbiamo fatto nel cuore del centro storico, per consentire ai ragazzi di essere inseriti in un contesto che garantisse loro opportunità di socializzazione e di reale integrazione nel contesto cittadino”, ha sottolineato l’assessore Calagreti insieme al sindaco Secondi. “C’è stato un grande lavoro di squadra, al quale gli operatori hanno contribuito con entusiasmo, ben oltre le loro rispettive competenze”, ha puntualizzato l’assessore, chiarendo che “anche se i finanziamenti del PNRR sono terminati, non è certo finita la volontà di investire in questo progetto”. “Sin dall’inizio il nostro obiettivo è stato quello di creare una rete in grado di garantire continuità a questi percorsi di autonomia ed è ciò che vogliamo assolutamente fare. Per noi prendersi cura di una persona con disabilità significa prendersi cura della comunità intera”, ha sostenuto Calagreti. A parlare di “un’esperienza molto importante per il lavoro di progettazione che ha impegnato gli operatori dell’azienda e per gli obiettivi che sono stati raggiunti” è stata Maria Grazia Brancaleoni, direttrice del Distretto Alto Tevere dell'USL Umbria 1. “Questo progetto richiama l’attenzione sulla possibilità di recuperare anche in condizioni di disabilità un ruolo e un impegno sociale: un valore che diventa educante per la comunità che ospita questi ragazzi. L’auspicio – ha evidenziato Brancaleoni - è che la grande sinergia e il grande entusiasmo che hanno caratterizzato questa progettazione possano trovare continuità ed essere rilanciati, perché è un importantissimo investimento per l’inclusione sociale”. La soddisfazione per lo svolgimento del progetto e per i risultati che sono stati conseguiti dai partecipanti è stata condivisa anche dalle cooperative attuatrici. “Questo progetto ha un significato molto importante per persone in condizione di fragilità, basato sull'autonomia vera, sull'inclusione e sull'autostima: aspetti vitali per chi ne è stato protagonista e per le loro famiglie”, ha osservato il presidente della Cooperativa La Rondine Luciano Veschi. “La cosa più importante e funzionale – ha precisato Veschi - è stata la rete che si è venuta a creare in questo contesto formato da pubblico e privato: Comuni della Zona Sociale 1, Usl Umbria 1 e cooperative hanno dato vita con una regia perfetta a un progetto veramente efficace, che può aiutare tante persone con disabilità e le loro famiglie a costruire una vita dignitosa e un futuro più certo, rendendoli realmente protagonisti e partecipi all'interno della nostra città”. La presidente di Asad Liana Cicchi ha messo in evidenza come “grazie al supporto educativo ricevuto, le persone protagoniste del progetto abbiano potuto sviluppare competenze utili per gestire in modo sempre più autonomo la quotidianità. Una parte importante del progetto ha riguardato, infatti, l’abitare supportato, ma grande attenzione è stata dedicata anche all’inclusione lavorativa”. “Il progetto – ha rimarcato Cicchi - ha prodotto risultati significativi anche sul piano sociale: le attività poste in essere hanno, infatti, permesso di ampliare le relazioni sociali delle persone coinvolte. I benefici sono stati evidenti anche per le famiglie, che hanno visto ridursi il carico assistenziale, e per il territorio, che ha potuto sperimentare un modello innovativo di inclusione e partecipazione attraverso la coprogettazione. Sicuramente ‘Vivo al centro’ ha dimostrato come, attraverso interventi personalizzati e orientati all’autonomia, le persone con disabilità possano diventare protagoniste attive della propria vita e della comunità in cui vivono. Il progetto ha anche confermato che mettendo insieme istituzioni pubbliche e Terzo Settore si possono raggiungere risultati importanti nell'interesse delle persone più fragili”.

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