“No” del consiglio comunale di Città di Castello all’impianto fotovoltaico di iniziativa privata a Bivio Lugnano

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28 Aprile 26

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Il consiglio comunale di Città di Castello dice “no” al progetto di iniziativa privata e alla variante urbanistica per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico a Bivio di Lugnano.  A esprimere parere contrario, accogliendo la proposta in questo senso della giunta comunale, è stata la quasi totalità dei presenti alla votazione, ovvero PD, PSI, Lista Civica Luca Secondi Sindaco, Castello Cambia, Gruppo Misto-Azione, FDI, Castello Civica, Lista Civica Marinelli Sindaco. Contro la proposta dell’esecutivo si è invece pronunciata l’Unione Civica Tiferno, mentre la Lega ha abbandonato l’aula al momento del voto. Con la deliberazione, l’assemblea elettiva ha anche delegato la dirigente del settore Assetto del Territorio, Edilizia e Ambiente Marcella Mariani a partecipare, in nome e per conto del Comune di Città di Castello, alla conferenza dei servizi indetta dalla Regione Umbria nell’ambito del procedimento di autorizzazione unica per sostenere il parere espresso dall’assise. In aula il vice sindaco con delega all’Urbanistica Giuseppe Stefano Bernicchi ha ricordato come la questione sia stata esaminata nel corso di un’assemblea pubblica con la cittadinanza a Trestina e in commissione Assetto del Territorio, chiarendo: “proponiamo di esprimere parere contrario al progetto e alla variante urbanistica per difendere le scelte del nostro Piano Regolatore Generale vigente, che ha posto nell’area interessata un vincolo di salvaguardia per motivazioni importanti”. Nel suo intervento, Bernicchi ha illustrato l’iter amministrativo avviato in Regione ad agosto del 2025 da una società privata di  Città di Castello, con sede legale a Bolzano, per richiedere il rilascio dell’autorizzazione unica ai sensi del decreto legislativo 190 per la realizzazione di un impianto fotovoltaico con una capacità produttiva di circa sei megawatt in località Bivio di Lugnano, su un terreno di circa sei ettari. La procedura, nella quale sia il Comune che la Regione hanno chiesto alla società proponente alcune integrazioni, si è conclusa a marzo del 2026. “Parliamo di un’area classificata dal PRG vigente come agricola, con un vincolo di inedificabilità e, pertanto, l'intervento proposto si configura in variante al PRG”, ha spiegato Bernicchi, aggiungendo: “Il vincolo del PRG risponde alla volontà di garantire una salvaguardia a questo territorio, che è di pregio agricolo e ha una valenza paesaggistica, storica e culturale molto importante, trovandosi sotto la Basilica di Canoscio e vicino al sito di Pian dei Brusci”. Il vice sindaco ha però fatto presente che “anche se il consiglio comunale darà parere contrario e questo verrà comunicato in sede di conferenza dei servizi, l'autorizzazione unica regionale al progetto e alla variante urbanistica potrebbe essere comunque data”, segnalando la normativa nazionale che in questo momento è prevalente a sostegno dello sviluppo delle energie rinnovabili. “La decisione finale passerebbe quindi sopra la nostra testa, sopra le nostre scelte, ma il nostro parere è un passaggio obbligato. Politicamente un ‘no’ è ciò che possiamo dire come consiglio comunale”, ha puntualizzato Bernicchi. Il consigliere del PSI Ugo Mauro Tanzi ha preso la parola per osservare: “In definitiva il Comune dice ‘no’, ma non può opporsi e saremo, quindi, costretti a dire di sì per forza”. “Di fatto non possiamo rifiutare l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili basandoci solo su divieti generalizzati, perché sarebbero in contrasto con la normativa nazionale e regionale che promuove la transizione energetica”, ha proseguito l’esponente della maggioranza. Riferendo di aver partecipato all’assemblea pubblica di Trestina, il consigliere Fabio Bellucci (Lista Civica Luca Secondi Sindaco) ha precisato: “Noi possiamo dire di no e auspico ci sia una presa di posizione unitaria del consiglio comunale, anche la Regione può dire di no, ma nella riunione con i cittadini i proponenti del progetto hanno detto che sicuramente ricorreranno al TAR e sarà una battaglia persa”. “La mia preoccupazione è che il Comune non abbia alcuna voce in capitolo e che con tutte le zone industriali che abbiamo il territorio possa essere ricoperto di impianti fotovoltaici, nonostante un PRG contrario, che individua zone di tutela ambientale”, ha aggiunto il rappresentante della maggioranza, segnalando come l’area di Bivio Lugnano sia “già abbastanza compromessa per l’insediamento petrolifero esistente, al quale i proponenti del progetto si allacciano con l’impianto fotovoltaico. Questo anche se non si sa che fine farà quel sito industriale”.  Il capogruppo del PD Gionata Gatticchi ha sostenuto: “Il Comune, cioè l'ente che rappresenta direttamente i cittadini, non può essere esautorato o relegato a un ruolo marginale rispetto a decisioni che incidono così profondamente nel suo territorio. Le scelte energetiche non possono essere né depoliticizzate né trasformate in meri procedimenti tecnici, senza il coinvolgimento delle istituzioni che sono preposte al presidio democratico di un territorio”. “Il mio voto sarà contrario al progetto e dunque favorevole alla proposta che ha presentato l'amministrazione. Tengo, però a ribadire che non sarà un voto contrario alle energie rinnovabili, ma un voto contrario a un modo di realizzarle che considero estremamente sbagliato. Credo che la sfida sia costruire un modello diverso, una transizione energetica che non sia calata dall'alto, che non consumi territorio di pregio e che non riproduca diseguaglianze, ma che sia fondata sulla partecipazione, sul controllo democratico e sulla giustizia sociale”. Nel dirsi in sintonia con gli interventi dei consiglieri che l’avevano preceduta, la capogruppo di Castello Cambia Emanuela Arcaleni ha dichiarato: “La transizione ecologica non può essere fatta pagare ai territori”. Nel far presente come la soluzione delle Comunità Energetiche Rinnovabili è preferibile per centrare gli obiettivi europei della transizione energetica, la consigliera di minoranza ha criticato “un decreto sull’energia del Governo, che, a fronte di un estremo ritardo, ha stabilito che i grandi impianti siano governati da una legge nazionale che bypassa la normativa regionale e, a maggior ragione, un ente locale come il Comune”. Nel ricordare che la Regione “ha tentato di fare una legge per individuare aree idonee”, Arcaleni ha giudicato necessaria “una riflessione su come proteggere il nostro territorio, riprendendo l'idea di ragionare su aree protette e sull'istituzione del parco, uno strumento che bisognerebbe avere la lungimiranza di valutare”. “Visto l’escamotage utilizzato a Bivio Lugnano di individuare un’area idonea a 350 metri da un sito produttivo, chiedo al sindaco di fare in modo che, insieme alla deliberazione del consiglio comunale, si possa dare mandato anche che la Regione verifichi l’entità e la consistenza effettiva di questo sito produttivo”, ha concluso Arcaleni. La capogruppo di FDI Elda Rossi ha chiarito: “siamo assolutamente contrari al progetto e voteremo a favore della proposta dell'amministrazione comunale”. “Queste disposizioni sulle energie rinnovabili – ha eccepito Rossi - sono disposizioni europee. Il Piano Integrato per l'Energia e il Clima ha imposto all'Italia di stabilire obiettivi per ridurre le emissioni e aumentare la quota di energie rinnovabili. Questo ha portato alla normativa nazionale vigente, quindi non è qualcosa che il Governo ha voluto”. La rappresentante della minoranza ha, quindi, condiviso le perplessità su un impianto come quello di Bivio Lugnano che “per vastità rischia veramente di compromettere un'area di alto valore paesaggistico e storico, ma anche di minacciare la fauna, territoriale e la salute dei cittadini”. Il capogruppo della Lega Valerio Mancini ha preannunciato che avrebbe lasciato l’aula al momento del voto. “Non intendo avallare in alcun modo scelte che non condivido, perché vengono da un'istituzione, come l’Europa, che non rappresenta gli interessi dei cittadini del continente, ma rappresenta altro, che sicuramente non serve alla nostra comunità”, ha detto il consigliere di minoranza, aggiungendo: “L'Europa è una follia e questa è l'ennesima prova delle sue follie, che poi cadono sulla testa di territori senza alcun fondamento di rispetto delle comunità locali”. Nel richiamare i vincoli imposti dalle direttive europee che il governo ha dovuto recepire, Mancini ha messo in guardia dal dilagare di insediamenti come quello di Bivio Lugnano e ha espresso rammarico per la mancanza di iniziative legate all’agrivoltaico. A concludere il dibattito è stato l’intervento del sindaco Luca Secondi. “Il Piano Regolatore Generale del Comune di Città di Castello va difeso – ha detto - perché ha fatto una scelta lungimirante, con una visione che salvaguarda determinate aree, tenendo in considerazione la vocazione agricola e paesaggistica del nostro territorio. Questo prima anche della Regione, che ha tentato di addivenire alla stessa regolamentazione. Il nostro PRG, infatti, ha individuato le aree considerate idonee per le energie rinnovabili in quelle compromesse, cioè vicine a grandi arterie stradali, alla rete ferroviaria, a ridosso di zone altamente industrializzate. Alla sua approvazione era già uno strumento urbanistico idoneo per le politiche di sviluppo energetico, aveva cioè una capacità di programmazione che, però, è stata superata dalle normative venute dopo”. Recependo l’istanza della consigliera Arcaleni, il primo cittadino ha fatto presente che “se il consiglio comunale voterà la proposta della giunta, sarà importante anche delegare la nostra rappresentante in conferenza dei servizi, l'architetto Mariani, a sollecitare una verifica dell’attività produttiva che fa da fulcro all’insediamento dell’impianto fotovoltaico di Bivio Lugnano”. 

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